
fonte: flick
Hi everybody, this is the first post of “Diario di un fundraiser” (Fundraiser’s Diary) written in english.
May be some of you are wondering why I take this decision, the answer is, I hope, simple.
I realize that Italian “market” is not ready for high level thoughts about fundraising.
May be I’m a little bit arrogant but looking at the number of access of my blog, page view and keyword reference…… I understand that what market want is not what I want to give to “him”.
My effort, when I open this blog, was discuss with collegues about technical, ethical and strategical issues on fundraising.
Unfortunatly, after 4 months, I’ve to admit that I fail.
Counting out few discussion (thanks to Francesco, Paolo, Ioana, Genz, Fabio and Raffalele) my visitors seem to be more intersted in personal post (Arrivederci L&P, Saluto ad un amico, ecc.) then in more complicated and time cosuming ones.
Probably this is normal, and understandable and so, with no resentment, I take the decion of enlarge my target trying to speak with more people (even to undestand if the problem is not the market but my posts “themselves”).
As I wrote in the title of this post I don’t think that the answer stay in the middle (after all not in this case).
I want to write about fundraising issue at the highest level that I can and I want to discuss upon it.
If italian market can’t follow me I want to try to speak with other countries where the level of discussion is a “step ahead”, where there is space non only for “how to do” blogs (for italian speaker the best is Francesco Quistelli one) and where readers are even writers (I really think that comments are the soul of a blog).
Finally I apologize with english reader for the level of my English… I swear that I’ll try to improve it! Even for this reason I decide to publish only a post per week (I have to mark my posts to make them understandable
).
Comments are open, even for italian speaker, and above all for my friends (Ioana, Paolo and Francesco unleash! And please try to change my mind!
)






caro Daniele,
la tua decisione (di cui avevamo già parlato qualche settimana fa) mi sembra metta in luce un quadro putroppo non esaltante del terzo settore italiano. E non mi nasconderei dietro l’alibi che siamo ancora in pochi. Che il fundraising italiano è ancora troppo giovane.
Mi sembra invece che:
- ci sia ancora poca professionalità e poca conoscenza, anche solo di base, dei temi strategici;
- ci si avvicini ancora troppo spesso a questo settore con la convinzione che basti l’entusiasmo. E invece purtroppo c’è da studiare e lavorare, curiosare, domandare, testare, a volte sgobbare più che altrove e con stipendi più bassi.
- l’alta formazione specializzata sul fundraising non ha ancora inciso profondamente sul quadro generale italiano e forse alle giovani leve manca ancora la sicurezza per osare confrontarsi con temi che sembrano ostici… Ma vale la pena farlo ragazzi!!
- la mancanza di un’associazione o di associazioni di riferimento (assif purtroppo continua a non esserlo) di certo non aiuta perché lascia il lavoro del fundraiser senza una dignità pubblica, senza una griglia di valori e di conoscenze condivise e anche senza veri e propri spazi di socializzazione. Sarà il caso di pensare a dei camp? Il nostro lavoro e le nostre organizzazioni ce ne lasceranno il tempo?
Rimango convinto che questo blog, come gli altri che sono nati in quest’ultimo anno, magari accompagnati da altri spazi (forum, social network, ma anche momenti di incontro) sia fondamentale proprio per far crescere la cultura del fundraising (ma anche delle donazioni) in questo paese. E in italiano, per quanto faticoso possa essere, sarebbe meglio.
Ma poi so che se siamo partiti con questa esperienza è anche perché cercavamo il confronto, eravamo e siamo avidi di nuove conoscenze professionali, volevamo imparare a fare meglio questo splendido mestiere… e nello sconfinato silenzio cui troppo spesso i nostri blog sono lasciati è difficile che questo accada.
Con amicizia
Ultimamente concordo spesso con gli interventi di tanti colleghi. Compreso questo. Non conosco Paolo, ma tocca temi che mi sono molto cari.
Meno male che c’è internet altrimenti….
p.s. ma perchè non organizziamo a Roma una bella settimana full immersion aperta a tutti gli amici che partecipano ai blog sul fund raising?
Hi Raffaele and Paolo, schedule a fundraising meeting could be great… in this way we can talk about fundraising and share our experiences. I’m in, just tell me when it start!
Cheers.
P.S. For Raffaele… 2 days I think could be enough
Perchè il fundraising cresca deve crescere tutta una certa cultura di fare raccolta fondi dentro le organizzazioni nonprofit.
credo che i nostri blog saranno ancora più letti e più commentati quando il fundraising sarà veramente essenziale per le 200.000 organizzazioni nonprofit che ci sono in Italia.
Allora organizziamo questo incontro romano? Vada per i due giorni. Un sabato e una domenica. Magari un tavolo aperto, 15 minuti a testa per gli interventi. Tanto mailing per diffondere l’iniziativa e tanta voglia di fare per organizzare. Quando farlo? Ottobre prossimo?…e quanti saremo?…..Si potrebbe fermare una sala al centro, magari intorno alla stazione Termini…il dado è tratto
Proponete…mettiamo un po’ di idee sul tavolo.
Ciao Daniele! La tua scelta è molto importante, utilizzare l’inglese, l’esperanto dei nostri tempi, è una scelta coraggiosa, che può allargare la base di lettura e discussione a tante altre persone nel mondo e in più aiuta tutti i pigri come me a fare un bel ripasso dei termini di fundraisng in inglese. Nel contempo secondo me insistere con “l’italiano” è indispensabile per fare crescere un senso di appartenenza tra i professionisti (attuali e futuri) del settore e diffondere cultura di base (e non solo) tra i fundraiser italiani. Sulla partecipazione e i commenti…Onestamente non mi sembra che i blog americani e inglesi siano pieni di commenti… Sui post più letti del tuo blog…è il potere della storia, per questo scelgono quei titoli, perchè incuriosiscono molto!
Che dire? Golden boy, don’t give up, never give up! Ps: l’ideale sarebbe che il traduttore di Google funzionasse a dovere…
guarda qui che disastro…
Hi Daniele! Your choice is very important, use the English, Esperanto of our times, is a courageous choice, which can expand the basic reading and discussion with many other people in the world and more help all the lazy like me to do a beautiful rehashing the terms of fundraisng in English. At the same time I think insist “Italian” is essential to grow a sense of belonging among the professionals (current and future) in the sector and disseminate culture basic (and not only) fundraiser among Italians. The participation and comments … I honestly do not think that the Americans and British blog is full of comments … On post articles on your blog … is the power of history, people choose those titles because incuriosiscono much!
But God save the Google at all!
What can we say? Golden boy, do not give up, never give up! Ps: The ideal would be that the Google translator worked well … Look at what a mess …
bhè, niente affatto male il traduttore di google…
valerka
Never Give up as always… my commander!
see ya!
Your comment is the most compelling one, and for this reason I try to recruit a fundraiser, italian speaker, to write, with me on this blog… so, as we say in Italy, we can save “capre e cavoli”
Rispetto al nostro incontro romano…alla fine qualcuno mi ha battuto sul tempo….(per fortuna!!).
http://www.festivaldelfundraising.it/
Io ci vado sicuramente. Spero di vedervi e conoscervi.
Soon!
Raffaele
[...] portale http://www.italia.it, ma quello vero!). E Paolo, al tentativo provocatorio, ma ammirevole di fare un blog in inglese al posto di farlo in Italiano. [...]