Ed eccomi tornato all’ovile dopo tre giorni nella meravigliosa Sevilla!
Niente tori, molte tapas, moltissimi chilometri macinati per visitare questa incredibile città andalusa… ora vi starete chiedendo: va bene che il blog è un diario ma a noi che ce ne viene di sapere delle tue vacanze? Ed avreste ragione se non che ovviamente per quanto abbia staccato… …la spina in questo week end un pò di corrente fundraising oriented è continuata a passare nei miei neuroni e mi ha dato un paio di rapidi e spero interessanti spunti.
Il primo viene dalla foto che “campeggia” ad inizio post.
Come saprete l’Andalucia è una regione fortemente cattolica, (camminando per le vie di Sevilla ed imbattendomi in chiese e processioni mi è capitato di pensare che in confronto noi italiani sembriamo atei) ed ognuna delle centinaia di chiese sparse per la città utilizza questo stesso stratagemma per raccogliere fondi. Nulla di estremamente innovativo, se ci fate caso lo stesso sistema si trova anche in alcune chiese del Bel Paese, un immagine religiosa sulla parete esterna della chiesa ed una fessura per le offerte posizionata subito sotto, una fantastica cassetta murata che permette 24 ore su 24 al santuario di ricevere offerte (un precursore della cassa continua in pratica)… detto questo ho pensato: ma visto che vale sempre l’assunto di prendere da chi ha di più in termini di esperienza, e che la Chiesa Cattolica di esperienza di raccolta fondi ha giusto un paio di migliaia di anni, perchè le organizzazioni che hanno diretto accesso sulla strada non studiano un sistema simile?
Le immagini di certo non mancano vero che non si recuperano anagrafiche e che è un sistema di donazione che non responsabilizza il donatore ma d’altro canto da una possibilità di donare a chi non volesse farlo sapere, al nostro (tutt’ora molto diffuso) donatore anonimo ed occasionale.
Magari l’idea non ha nulla di originale (ero in vacanza non dimenticatelo) ma magari a qualche piccola organizzazione qualche centinaio di euro in più al mese tramite un sistema simile possono far comodo
L’altra riflessione è ancora più rapida…. più che una riflessione è una domanda senza risposta… ma visto che la Spagna ci sta surclassando da ogni punto di vista (in particolare sullo sviluppo economico) come è “messa” nel nonprofit e ancora di più nel fundraising?
Io un paio di organizzazioni per strada le ho viste (qui trovate una foto) e da ora in poi starò molto più attento a quello che capita oltre i Pirenei nel nostro mondo… il Paese è bello, la gente mi piace… si creasse un mercato del fundraising chissà che non lo scelga come mia futura dimora, alla fine sognami sempre i Paesi anglofoni dove il fundraising è ultra-avanzato ecc. ecc. si sa mai che la Spagna ci sorprenda tutti… solo il tempo ce lo dirà…







L’altro giorno ero capitato su questo sito http://www.response.es mi sa che fanno direct marketing, potrebbe interessarti?
Beh direi proprio di sì
indica che si stanno muovendo anche le nonprofit (carino il mailing per STC nelle case history)… Grazie mille per la segnalazione… spero non fosse fatta per spingermi ad andarmene
no assolutamente non era fatto per spingerti ad andartene anche se credo che non solo a me, sentendo la Virginia di Oxfam al festival del fundraising durante la nostra sessione, forse qualche pensierino verso l’estero lo abbiamo fatto.
A proposito di Spagna credo che tu abbia proprio ragione! Sono molto più fundraisers di quanto non si immagini. La scuola spagnola di Roma sostiene una missione in Zambia, e come raccoglie fondi? Con il “giorno del……..”
“Il giorno del pigiama” tutti i bambini che portano due euro per la Zambia quel giorno possono venire a scuola in pigiama, “il giorno del capello pazzo” se porti due euro per la Zambia ecco che puoi andare a scuola con i capelli scolpiti. “Il giorno dei Jeans” – normalmente hanno la divisa-, “il giorno del rosso” “del verde” “del teddy bear”…… !
Non finiscono mai e un giorno di questi farò il calcolo di quanto raccolgono!
Ciao Guendalina,
ma che scuola fantastica è quella spagnola?!?! “Il giorno del” credo sia un idea perfetta e replicabile in qualunque contesto di gruppo ma fatta dalle classi è davvero spettacolare!
Grazie mille per il commento e non vedo l’ora di leggere il tuo primo post qui sul Diario
A presto!
Bella iniziativa sì, cara Guendalina…e ora che sono completamente rivolta al mondo delle aziende, anche una bella operazione di motivazione dei dipendenti: la giornata del capello pazzo sarebbe carina: dono 2 euro ad una organizzazione e posso venire in ufficio con il capello strano!
ovvio, di dipendenti ce ne devono essere, ma la cosa potrebbe, come nella scuola spagnola romana, essere replicata più volte
Ioana
Ciao a tutti, mi chiamo Sarah e non sono una fundraiser. Mi sono imbattuta in questo sito per caso, cercando informazioni su questa nuova figura professionale.
Brevemente, volevo confermare le vostre impressioni sulla Spagna: ho lavorato per una ong per un periodo di 10 mesi, qualche tempo fa, e sono rimasta piacevolmente sorpresa di quanto lavorino nel terzo settore. Da quanto ho potuto capire, lo Stato e le comunità autonome (che in quanto tali hanno molte libertà di gestione interna) dedicano parecchia attenzione, supporti economici e legislativi al terzo settore. Spesso i Comuni stessi hanno un ufficio che si occupa di mettere in contatto possibili utenti/donatori/volontari con le associazioni/ong/onlus presenti sul territorio.
Infine ho trovato una professionalità ed una preparazione ad altissimi livelli, molto più manageriale rispetto alle associazioni/ong/onlus italiane di piccole e medie dimensioni con le quali ho collaborato. Spesso in Italia ho riscontrato un modo di lavorare, in ambito gestionale, troppo legato al volontariato e quindi un po’ “improvvisato” e con carenza dal punto di vista manageriale, con la mancanza di obiettivi non troppo ideali.
Una domandai: per diventare fundraiser avete fatto un master? Pensate che possa essere un profilo professionale appetibile nel mondo del lavoro anche per realtà provinciali (e quindi non solo Milano.. Roma..)?
Se mi poteste dare qualche indicazione ve ne sarei grata
Sarah
Ciao Sarah,
e sulla questione Milano, Roma e provincia io lavoro a Bergamo quindi direi che una speranza c’è 
grazie mille per le preziose informazioni sul “mercato” spagnolo… ancora più preziose visto che sono frutto di un esperienza diretta.
Per quanto riguarda la partecipazione a master, alcuni di noi lo hanno fatto (Marianna che scrive su questo blog e Paolo di fundraisingnow ad esempio) altri vengono da esperienze professionali nel marketing profit altri ancora si sono improvvisati (alcuni con buoni risultati, altri meno)… insomma essendo un mercato giovane il profilo del professionista non è ultra definito… va da sè che un percorso di studi attinente comunque aiuta…. Riguardo alla seconda domanda posso dirti che il mercato è sicuramente in crescita e che la richiesta di fundraiser c’è…. da qui a dirti che sia semplice però ce ne passa. Purtroppo come tu stessa scrivi le piccole organizzazioni sono ancora molto legate al volontariato e le grandi non riescono sempre ad assorbire tutta l’offerta di fundraiser che c’è… ma guardando il bicchiere mezzo pieno a mio parere è più facile trovare lavoro come fundraiser che come account in una agenzia pubblicitaria o in un ufficio marketing… e soprattutto le soddisfazioni sono maggiori
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