Qualche mese fa, grazie alla capacità di generare contatti della rete, sono stato invitato a fare da relatore a un workshop organizzato a Torino dal Network per lo sviluppo della Comunicazione Sociale.
Confesso che ero anche un po’ teso: era la prima volta che mi trovavo di fronte a una platea qualificata di comunicatori del mondo for profit. Un mondo con cui spesso abbiamo a che fare chiedendone il sostegno e la consulenza e con cui spesso ci capita di entrare in conflitto (è esperienza comune, mi sembra).
Più che i linguaggi a separarci sono spesso le sensibilità, la conoscenza del mercato e delle tecniche, ma soprattutto le aspettative.
Il non profit troppo spesso viene considerato dal mondo delle agenzie come una palestra per allenare i propri creativi, come un diversivo dalla routine, come il luogo in cui sperimentare una creatività senza limiti (ma la libertà è quella che sa esercitarsi dietro le sbarre di una prigione…) o, peggio, come un terreno vergine su cui sperimentare certi che anche il migliore dei professionisti del non profit valga meno di uno stagista di bottega.
Mancano nell’elaborazione del messaggio anche altri elementi di base, tipicamente di marketing. Quali sono i target di riferimento? Cosa si può chiedere ai diversi target? Cosa si aspettano? Che capacità ha l’organizzazione di determinare la pressione, la scelta del contenitore, del canale o della fascia oraria (nel caso di radio, TV o web) in cui sarà trasmesso il messaggio?
La sfilza di incomprensioni non finiscono qui e non sono tutte imputabili alle agenzie (anzi!!), ma ovviamente non sono tutte spine.
Molti durante l’esperienza di fundraiser e/o comunicatori sociali credo abbiano gustato l’ebbrezza di una perfetta sintonia, di uno scambio fra pari, di un dialogo che spesso è diventato viatico di messaggi efficaci, capaci di emozionare, ma anche capaci di condurre all’azione (“l’emozione conduce all’azione, il ragionamento alle conclusioni” citata dal grande Pidgeon a Castrocaro penso non ce la toglieremo dalla testa per mesi!!!)
Insomma, con queste premesse potrete tutti capire il batticuore, ma anche l’entusiasmo per un’occasione unica: dare una risposta alla domanda “possono dialogare il mondo della comunicazione d’agenzia di advertising e quello della comunicazione finalizzata alla raccolta dei fondi?“. E in che modo?
Io ho provato a costruire da questa domanda una presentazione sul fundraising che vorrei condividere con voi.
Non è una lezione, non si porta a casa e si studia, non ci sono pezzi di teoria. Solo l’espediente per avviare un dialogo, spero reciprocamente proficuo, tra i nostri mondi che inevitabilmente devono imparare a comunicare.
Non so se la risposta era quella giusta. So solo che mi sono divertito, che ho trovato professionisti attenti e molto ospitali (anzi, ringrazio il network, la Regione Piemonte e Rossella Sobrero di Koinetica che mi hanno ospitato) e che il dibattito è stato molto più lungo e partecipato del previsto (con annullamento di appuntamenti successivi).
E voi, cari colleghi fundraiser, come avreste raccontato il nostro lavoro ai comunicatori for profit?
Ringraziando Beppe Cacopardo per avermi messo a disposizione alcune immagini di mailing “poco etici”, chiudo con quello che mi sembra diventato lo slogan del “Diario del fundraiser“: ci sono anche io!!!!! (qui oltre che su Fundraising Now!).
A presto





la presentazione su cosa è il fundraising è veramente bella complimenti!
Grandissimo Paolo, direi che l’inizio è degno del Maestro Blogger quale sei!
Chapeau Paolo.. grafica accattivante, ottima sintesi e di facile comprensione per non addetti.. !
Grazie mille per i complimenti, sicuramente esagerati, ma fa sempre piacere riceverli
Mi piacerebbe però davvero riprendere in mano la questione che credo sia centrale: come ci approcciamo ai nostri interlocutori delle agenzie? Quali sono le nostre esperienze?
Se ci state mi piacerebbe che magari qualcuno proponesse qualche caso, anche in forma di commento (anche omettendo i nomi) che ritiene significativo, nel bene e nel male, sul rapporto fra non profit, orientata al fundraising, e agenzie di advertising.
a presto
Complimenti Paolo, la presentazione è davvero bella.
In particolare, una volta di più ho imparato l’importanza della relazione donatore-fundraiser; grazie!
[...] quel grande innovatore di Daniele Fusi ha treasformato da tempo il suo blog in un laboratorio aperto animato da molti fundraiser. L’ultimo post pubblicato da Paolo Ferrara, un altro personaggio che chi segue il mio blog sicuramente conosce, è davvero splendido: http://diariodelfundraiser.wordpress.com/2008/05/22/metti-un-fundraiser-per-caso-in-mezzo-ai-comunic... [...]