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Lunedì si è chiusa una call per una delle posizioni più ambite nel nostro settore.
Action Aid Italy (la “vecchia” Azione Aiuto) cerca un direttore raccolta fondi.
Ognuno di noi ci ha fatto immagino un pensierino… ed alcuni di noi magari qualcosa di più.
Non esendo stato immune al richiamo della grande organizzazione internazionale, nonostante la mia avventura in Cesvi sia appena cominciata e mi trovi davvero bene, ho buttato giù una lettera di statement pensando, inizialmente, che provare non costa nulla.
Con il passare delle ore però l’amore per Cesvi da un lato e la consapevolezza che, al momento, il mio profilo non sia ancora all’altezza del ruolo mi hanno fatto desistere e dal “provare non costa nulla” sono passato al “si prova solo quando, se fossimo dall’altra parte, ci sceglieremmo al volo”.
La lettera però è qui e quindi ho aspettato che la call fosse chiusa per condividerla con voi… è un pò diversa dal solito e a mio parere può essere interessante come approccio alla candidatura… datele un occhio e ditemi cosa ne pensate… purtroppo è in inglese, visto che se mi fossi candidato lo avrei fatto passando per gli head hunter del regno unito per differenziarmi ulteriormente rispetto ai connazionali che saranno stati decine….
Buona lettura e ovviamente attendo commenti!
“Dear…
I would like to start introducing myself with a very simple statement: I’m straight.
Therefore…… I will start listing first of all the reasons WHY Action Aid International – Italy should NOT hire me.
- I’m too young,
31 years old, in Italy, are nothing much for a position of such a great responsibility. - I have not enough experience in a managerial role
7 years in the fundraising field, but only one inside an NGO managing a huge budget and a team of 5 persons - I only work since 8 months inside an NGO
As a fundraising consultant I have actually worked for many NGOs at the same time preparing myself to espouse one when I felt ready to do it.
I know this numbering won’t be enough to prove my analytical skills, but I suppose to Know which could be my weak spots in applying for this position and I am convinced that the reasons why not interviewing me should be looked at reasons why.
AAI Italy is searching for someone that brings innovation inside the organization.
After all innovation is also the ability to make over “reasons why not” into “reason why”. So once you have found out this negative reasons you have to turn your head of 360 degrees and reconsider all the situation from a different point of view. Let’s do it:
1. Young means also:
a. powerful
b. fresh
c. able to adapt
d. confident with new media
e. close to the donors of tomorrow
2. No experience in a managerial role means also:
a. very driven
b. focused on objectives
c. challenging
3. Short time in an NGO means also:
a. no biases
b. open minded
c. receptive to changes
I use this skills every day in my job and results are great. In this year (almost a year) in Cesvi we have reached objectives that bring us back to a pre-crisis period started in 2004. We are cutting on expenses and at the same time differentiating effectively our investments. The results are already starting to come: we are re-starting acquiring large numbers of new donors and we are capitalizing strongly on our in-house donors.
I am using the “we” because this results are not only my credit but credit of my team. Five persons working together on direct marketing, legacy, major donors, on-line fundraising, gifts and database analysis under my lead.
But my role in Cesvi is more than that, for internal reason and thanks to the experience I have made in consultancy sector, I work very close with the corporate fundraising team on specific projects, with volunteer and activists team and with the educational sector on the guide lines of strategy management.
This letter is a little example of how an analytical mind with the support of a good strategy could tell a story, usually boring, and transforming it into something different and, I hope, effective.
Here it is what I am, I preferred not to write about commitment to the AAI cause because I take that for granted and I hope you will do the same. To have more details on what I’ve done you can see my attached CV.
One could think that for a person with such an experience is too early to apply for this kind of role. Well sirs, a leading position in AAI doesn’t open every year and for the same reason that allow me to turn your “why nots” into my “whys”, I decided to apply.
Maybe just to prove that sometimes a witless could be considered a brave.
Kind regards,”






great, great GB! So..now that JJ fired you…want you come here in COOPI? Your statement sound really good!!! But…Are you sure that AAI won’t call you the same?!? Bye buddy!
Ciao Ammiraglio,

per fortuna a JJ l’inglese piace poco quindi o qualcuno glielo traduce oppure passa in cavalleria, alla peggio verrò a fare le fondazioni da voi
Scherzi a parte la molla che mi ha fatto desistere è stato proprio il pensare che se io fossi stato in AAI non mi sarei scelto… anche se lo statement è un operazione di marketing ottima, il “prodotto” ritengo che non sia ancora maturo per quel tipo di posizione, diciamo che c’erano il “fare” e il “farlo sapere”… per il “fare bene” (almeno per il livello a cui lo intendo io) forse è ancora un pò presto
Grazie per il commento!
…sono d’accordo, anche se sai che combatto la tendenza italica alla gerontocrazia…Così trovo una bella notizia quella del nuovo presidente di Unicef Italia: 36 anni, bravi. E poi…AAI…abbiamo da fare crescere e crescere le ong italiane, quindi…non ci provare nemmeno!
caro Daniele, Francesco mi ha segnalato questo simpatico post!. la cosa e’ drammatica se non fosse comica, o forse tragica.
un quarantenne in Italia non conta niente, un trentenne…ma non scerziamo. Viviamo, lo ripeto con forza, in un regime di OLIGOPOLIO, in cui pochi, pochissimi, muovono ogni risorsa, e chi è giovane, se è lobotomizzto ha una qualche speranza di sfondare, altrimenti, “scusi si faccia in là”…
Torno appena adesso dal Portogallo, dove ho iniziato una consulenza di fundraising. Lavoro in un parrocchia (33 mila abitanti) dove il parroco ha 31 anni (e comanda altri tre preti e due diaconi).
Ha un budget di circa 2 milioni di euro tutti gli anni… in Italia un giovane prete puo’ aspirare al massimo a dirigere la mensa della parrocchietta di Capocolle di Bertinoro (300 abitanti, di cui 290 sopra i 75 anni)…ovviamente sotto la supervisione del parroco di 80 anni….e cosi’ le energie nuove vengono ben usate!
Mah! almeno nella dittatura sai con chi prendertela…nell’oliopolio (e nel fundraising pure) non sai mai con chi prendertela…perchè la colpa è sempre dell’altro….
Ciao Valerio,
come non concordare? Quello citato da te è sicuramente uno dei problemi del nostro Paese e probabilmente anche del nostro settore… Francesco Q. ha scritto qualche giorno fa un bel post proprio su questo (non esattamente questo ma direi che centra bene la questione)… che dire, siamo ottimisti, è pensiamo che le cose cambieranno… non da sole ma mi sembra che gli “uomini di buona volontà” siano sempre di più… e facendo rete a mio modesto parere possiamo farcela! A presto!
Stavo cercando i bilanci 2007 pubblicati dalle organizzazioni di SAD e sono capitata nel tuo blog.
Credo che tu abbia fatto benissimo a non spedire quella lettera. Se lavorare per quell’organizzazione è una delle maggiori aspirazioni dei fundraiser italiani, allora siamo davvero messi male.
Se la scelta è dettata dal compenso o dal tipo contratto sicuramente interessanti, allora vabbè. Ma credo che chi decide di lavorare nel nostro settore non lo faccia per i soldi o per un contratto con benefit (buoni pasto, viaggi, meeting, conferenze, hotel 5 stelle, mega sale riunioni, segretarie, assistenti…).
Chi lavora nel non profit cerca una motivazione più importante, ie la certezza che il frutto del nostro lavoro di raccolta fondi, gestione dei donatori ecc. serva davvero a cambiare la vita di milioni di persone, attraverso progetti efficienti ed efficaci di intervento sul campo.
Dopo oltre 10 anni in quell’organizzazione che ho fondato e diretto ho chiesto che mi dimostrassero l’impatto concreto. Ad oggi (passati 6 anni) sto ancora aspettando la risposta.
Ciao Tiziana,
beh di bilanci sociali qui non ce ne sono però devo dire che, da amante della polemica, sono contento che tu sia capitata qui.
Rispetto a quello che scrivi, non conosco così bene AAI da esprimere giudizi sull’operato sul campo… e quindi mi astengo anche se le tue parole quanto meno mi spiazzano… credo che resti comunque legittimo per dei fundraiser aspirare ad un ruolo di direzione in una realtà internazionale, strutturata, orientata alla “libertà” che la raccolta fondi da privati garantisce, ecc… e non certo (almeno non solo) per i benefit che ne comporta…. AAI per le poche informazioni che ho ha l’ambizione di essere vicina a parecchie migliai di beneficiari e, sinceramente da chi non ne conosce le dinamiche dall’interno, non puoi aspettarti che ne dubiti quasi fosse l’ennesima finta organizzazione che raccoglie fondi per non si sa bene quali progetti. Ovvio che se fosse confermato quello che tu dici la prospettiva cambierebbe però, pur rispettando la tua opinione ed essendo certo della tua buona fede, non posso non pensare che AAI sia quella grande realtà in cui essere fieri di entrare.
Ovviamente sono disponibile a pubblicare in qualunque momento la tua opinione, anche in forma di post e non solo di commento, su AAI… come scritto più volte questo è uno spazio libero e aperto a tutti quindi se ne hai voglia basta mandarmi una mail (l’indirizzo è sulla dx).
A presto!
interessante “polemica”: sono curioso di sapere cosa intende Tiziana per “impatto concreto”, quali indicatori vuoi prendere in considerazione? E poi 10 anni sono tanti: non hai mai avuto modo di comprendere concretamente i risultati delle azioni intraprese da AAI in quel lungo periodo? (senza malizia)
La trasparenza è un obbligo, anche se il luogo perfetto non esiste e i compromessi sono necessari e indispensabili, anche nel nonprofit: ma è solo il limite (e il fine concreto) che li rende eticamente accettabili.
Per GB: questa volta ti oscurano…
Quando si inizia a parlare di trasparenza nel nonprofit mi viene in mente sempre questa frase che mi fa riflettere:”Quante volte cominciamo a servire i poveri e finiamo per servirci dei poveri, quante volte diventiamo padroni del nostro servizio
e ci sentiamo assolutamente indispensabili.” (non che questo sia il caso di nessuna delle onp citate, solo una riflessione generale)
Perchè in Italia, e credo di averlo scritto in almeno 10 articoli e commenti nei miei blog ed in giro per gli altri, non esiste una cosa come http://www.guidestar.org? come http:://www.give.org? dove si possono sapere anche gli stipendi dei dirigenti delle organizzazioni nonprofit (anche ad esempio della Bill & Melinda Gates Foundation)
Ciao Francesco,
ne abbiamo scritto e parlato tanto… la mancanza di un ente terzo (pubblico o privato, naturalmente propendo per la seconda) che monitori ed informi sulle organizzazioni nonprofit sarebbe una manna dal cielo… ma ahimè siamo in Italia… ergo o qualcuno si inventa l’ennesima, disfunzionale, authority o dubito che si possa fare di più… basterebbe anche la stampa in effetti… perchè nessuno, proprio nessuno fa una bella inchiesta come quella del Chicago Tribune?
Non scrivendo da Milano o Roma ma andando a vedere i progetti nei Paesi e verificando come avviene l’intervento sull’infanzia finanziato con il SAD… sono certo che farebbe tanto bene alle virtuose (chiunque esse siano) quanto male a chi utilizza questo strumento solo come leva di marketing… se c’è qualche giornalista all’ascolto scriva a me, Francesco Q. , Francesco S. , Paolo e sono sicuro che potrà avere tutte le informaizioni necessarie per recarsi sul campo a verificare e finalmente capire… fino a quel momento, quello della verifica empirica, restano solo congetture, opinioni (più o meno favorevoli al SAD) ma nulla di concreto quindi nulla di “”"scientificamente”"”" rilevante… mi sembra facile no? Un soggetto terzo che controlli e riferisca (magari non solo sul SAD), chiedo forse troppo?
Sono al mare e non si può andare in spiaggia, mi fate compagnia, molto più divertente e interessante che fare il sudoku…
Ragazzi, perchè tante menate? Leggiamo BENE i bilanci e le relazioni di missione che vengono pubblicati sui vari siti.
Confrontiamoli e avremo ben chiaro chi gioca corretto e chi bara.
Il bilancio e la relazione di missione sono la radiografia di un ente non profit. Impariamo a leggerli e interpretarli. In Italia si organizzano decine di corsi per i fundraiser e mai si parla di questo tema. All’estero, soprattutto negli USA, invece se ne parla moltissimo.
Francesco, dieci anni sono tanti hai ragione ma c’è un fatto che forse non conosci. Le organizzazioni internazionali (non ho visto ancora una italiana farlo) talvolta cambiano mission e se lo fanno sopra la tua testa all’anno 8 ti ritrovi quanto meno “confuso e frastornato”. Almeno inizialmente …e poi ti inc…
Non mi preoccuperei per la possibilità che oscurino questo blog. Siamo in una democrazia, vero? Tutti possono esprimere la propria opinione oppure può farlo solo la signorina Sabina Guzzanti?
Tiziana, sì siamo in una democrazia ma le opinioni sono come i nasi (per essere fini) ognuno ne ha uno… non c’è pericolo di oscuramento ma forse sarebbe meglio argomentare un pò più diffusamente quando si fanno certe affermazioni… portando anche qualche evidenza… dici che dobbiamo leggere bene i bilanci? ok visto che sono certo tu lo sappia fare fallo e dicci cosa ci leggi tu, dove trovi queste grosse inc.. dove queste malefatte e ti assicuro che avrai una platea pronta all’ascolto… mi rendo conto che un blog non sia un quotidiano od un periodico a cui rilasciare interviste, ma ti assicuro che il potere di internet lo rende estremamente diffuso nel tempo… e se qualcuno dovesse, fra magari mesi, capitare qui perchè cerca informazioni su ActionAid per donare credo che meriti di trovare qualcosa di più di “opinioni” soprattutto se quelle opinioni gettano discredito su una delle organizzazioni più quotate nel nostro Paese.
Spero di leggerti presto, anche se il tempo migliorasse e potessi scegliere fra questo blog e la spiaggia
Caro Daniele,
ancora una volta ci chiami (questa volta tuo malgrado!) a risposte impegnative, a commenti che richiedono la lunghezza di un saggio più che delle poche righe che in genere ci concediamo…
Ma visto che sono abituato ai pistolotti, voglio entrare, prendendomi tutto il tempo e lo spazio, sulle questioni che sono state agitate da Tiziana.
Lo faccio da fundraiser, ma non toccherò temi che riguardano solo il fundraising, anzi! Sento però che questi temi ci devono coinvolgere, professionalmente ed eticamente.
Lo dico senza giri di parole: Action Aid è una grande organizzazione, capace come poche di fare marketing (il nostro mestiere) ma soprattutto capace di fare il suo mestiere, l’organizzazione indipendente che ha posto la lotta alla povertà (la famosa mission che è cambiata!!!!) al centro del suo intervento.
Questa frase, me ne rendo conto, contiene una serie di passaggi che meriterebbero un approfondimento (e sono disponibile a farlo e ne scriverò) ma che si possono risolvere in:
- è grande perché ha capito che una ong non può limitarsi a realizzare progetti. Per produrre un impatto reale sulla società, per sconfiggere davvero i problemi del mondo (o provarci) bisogna saper lavorare anche a livello politico, cercando di cambiare le regole del gioco. Altrimenti continueremo a fare la carità (utile a salvare tante vite), dimenticandoci (come abbiamo fatto per 40 anni) i diritti economici e sociali, il commercio internazionale, i problemi ambientali ecc.. Io preferisco un dimagrimento dei nostri conti, del numero dei nostri beneficiari diretti se questo significa davvero provare (e dico provare) a incidere su questi problemi;
- è grande perché ha saputo cambiare la mission. Non mettendosi a vendere improvvisamente frigoriferi, ma mettendo al centro le dinamiche che causano la povertà. E’ un esempio di un’organizzazione che non ha messo al centro se stessa, ma i suoi beneficiari e si è saputa rimettere in gioco;
- è grande perché ha saputo affrontare con la stessa professionalità dei “progetti” vecchio stampo, anche il tema dell’advocacy, dedicandovi risorse e investendo in formazione e in nuove leve;
- è grande, vista con gli occhi di chi lavora spesso nei coordinamenti con AAI, perché la correttezza delle persone che ci lavorano è estrema. Sempre attenti a tenere insieme i tavoli di lavoro, a costruire alleanze, a condividere professionalità, esperienze e informazioni. Il cambiamento si fa così (e lo vogliono anche i nostri donatori, almeno quelli più consapevoli), attraverso una concorrenza collaborativa: competizione sul marketing, alleanza sulle politiche (è questo sta producendo un impatto incredibile sul modo con cui molte ong “italiane” stanno iniziando a guardare ai problemi del mondo e alla loro responsabilità nel nord del mondo);
- è grande per l’estrema traasparenza nei processi, nelle policy, nella governance. Andate a guardarvi la sezione “chi siamo” e troverete un esempio unico in Italia e raro nel mondo di trasparenza.
- è grande perché sa fare marketing, forma continuamente le risorse umane, facilita lo scambio di esperienze fra colleghi di tutto il mondo (tutto!!!, compresi quelli del sud del mondo… e questa è cooperazione!), innova nei processi e nelle pratiche… Finché è in giro andatevi a vedere la job description (oppure chiedetemela) del marketing manager: 140.000 sostenitori attivi, una crescita superiore al 15% negli ultimi 5 anni, una delle prime cinque organizzazioni italiane, 33 persone sotto l’area marketing (che comprende anche la gestione complicatissima del sostegno a distanza…), competenze richieste altissime e tutto questo per soli (lo ribadisco, soli!!!) 40.000 euro più benefit e un assistente.
Scusatemi. Con la complessità di AAI mi sembra pochissimo: indice che per lavorarci bisogna necessariamente avere una grande motivazione.
Io vorrei molte più AAI (anche se nessuno è perfetto, come sempre nella vita!). Vorrei molte più organizzazioni in grado di comprendere che non si può più essere solo dei progettifici. E’ contrario agli interessi primari dei nostri beneficiari, quindi è contrario alla nostra mission originaria.
Cara Tiziana, non ci conosciamo e mi dispiace entrare alla prima occasione in polemica con te, ma trovo molto gravi e un po’ calunniose (perché fanno immaginare al lettore disattento un uso improprio del soldi), le accuse rivolte ad AAI e credo che nascondano un modo troppo italiano (che spero cambi in fretta) di guardare al ruolo delle ong (oltre che un comprensibile dispiacere “materno” rispetto al fatto che il proprio figlio è diventato grande e si è differenziato).
Io sono esattamente dall’altra parte. Ed è per questo che spero di lavorare a lungo insieme agli amici di AAI così come, per le stesse ragioni, sono contento di lavorare dentro alla grande famiglia di Terre des hommes.
un caro saluto
ps.: caro Daniele… il tuo statement mi convince sempre di più che anche ad AAI faresti la tua p…. figura. Un abbraccio
Io dico solo questo: creiamo degli strumenti per questa cavolo di trasparenza.
Ribadisco: un sito come guidestar.org o give.org sono utili in Italia ma non si possono fare perchè a differenza degli stati uniti dove tutte le onp compilano un documento (form-990) relativo al bilancio qua in Italia non esiste un documento unico ed obbligatorio (a quanto ne so ma correggetemi se sbaglio) per le onp per fare il proprio bilancio.
Se non si creano questi strumenti siamo da capo ogni volta che parliamo. E’ mai possibile che non si possa creare uno strumento comune fuori da Authority o certificazioni?
Mi permetto di riportare tutti, o quasi, sulla “retta” via… il mio post non era polemico ne con il sistema italia (naturalmente sono polemico con il nostro sistema Paese ma qui non ne ho scritto) ne tanto meno con AAI (spero si sia capito) ed i commenti che chiedevo erano tendenzialmente su come vedevate l’approccio della lettera di statement un pò diversa dal solito… ora senza nulla togliere a chi volesse andare avanti con le discussioni che sono scaturite dal post… non è che qualcuno ha voglia di rispondere al mio interrogativo? (è naturalmente esentato chi lo ha già fatto) capisco che la curiosità di chi è venuto a farci visita in questi giorni anche dalle organizzazioni citate (gran cosa le statistiche!) fosse attratta dalla polemica, ma è davvero possibile che nessuno abbia da dire la sua sull’argomento del post? E’ davvero così poco interessante?
Ciao a tutti!
sono Antonella e sono “caduta per sbaglio” su questo blog. Cioè cercando lavoro è spuntato il blog. E’ davvero carino, ho letto molto a sprazzi in pochi minuti, ma la sensazione è che ci sia un bel giro.
Mi presento: Io sono una fundraiiser? Bah! O meglio sì, di un aspetto piccolo piccolo, ma tanto prezioso per le org: mi occupo di F2F per conto di un’agenzia, non programma in house. Formazione che parte dall’operativo estremo (salve benvenuto!) adesso lavoro sia nel settore operativo che strategico dell’agenzia. tanta voglia di crescere, di sperimentare ancora.
Tempi permettendo spero di seguire il blog
buon tutto,
Antonella
Sono di nuovo qui, dopo un blackout di dieci giorni.
Ha ragione Daniele, della cui ospitalità stiamo (io in primis) approfittando troppo e me ne scuso.
Vedo che però la discussione sta diventando sempre più interessante, anche per il contributo di Paolo Ferrara (che ovviamente non condivido affatto) ma che vorrei rassicurare subito. Non ti preoccupare, stanno calando in Italia i GIGANTI americani del sostegno a distanza e due in un colpo solo… E ne vedremo delle belle!
Poichè il tema sembra interessare non solo me ma anche altri che ne dite se spostiamo da qualche altra parte (per non dare problemi a Daniele) la discussione sulla trasparenza e sulla lettura dei bilanci?
Se volete anche nel mio Blog la Giostra della Solidarietà di Focus. O dove volete voi.
Tiziana
Ciao Tiziana,
bella l’idea di spostare in un altro posto il dibattito. Ce ne sono molti attivi, da Leader 2 Leader a Assif fino all’agenzia per le onlus, dove credo che da fundraiser e manager potremo iniziare a discutere seriamente di trasparenza, come già facciamo sui nostri blog.
Credo comunque, come ho detto anche in agenzia e scrivo da mesi (ne scriviamo, in realtà con gli altri blogger) che in Italia servano serivizi come charity navigator, guide star e compagnia.
Sull’arrivo dei big, come World Vision, credo potranno soltanto fare bene alla concorrenza, anche se sicuramente ne subiremo i contraccolpi (e qualcuno ha già messo nei suoi piani un calo sul SAD). Certo, poi tra di noi ci diremo chi ha un impatto maggiore: chi costruisce chiese e lavora per l’evangelizzazione dei popoli del sud del mondo o chi, pur mosso storicamente dal movente religioso (storicamente oxfam e aai nascono in ambito quacchero), lavora solo per alleviare o eliminare la povertà… Forse si sarà capito da che parte sto.
Detto questo, la posizione a AAI rimane aperta per quanto ne so e credo che alcuni di quelli che scrivono e commentano qui abbiano le carte in regola per candidarsi. Secondo me farebbero bene. La selezione sarà dura, ma per chi ci arriva credo sarà un’esperienza indimenticabile dal punto di vista umano e professionale.
Io un curriculum scritto come lo ha scritto Daniele non me lo sarei lasciato sfuggire e due chiacchiere le avrei fatte molto volentieri… Con qualche informazione presa al telefono, mi sarei anche reso conto, sicuramente, che chi scrive non è solo un creativo, ma anche uno che sa gestire con professionalità ed efficienza un budget considerevole.
Anzi, mi aspetto al ritorno dalle vacanze un bel post sul dm da Daniele.
Ragazzi… poi le discussioni si possono fare anche davanti a una birra o a una pizza. A settembre vediamoci tutti.
Senti, non entrerò nella discussione seria in cui si sono infilati amici e parenti. Mi limiterò a chiederti da buona amica ed ex collega: ma chi te la scritta quella lettera? A me puoi dirlo, vecchia volpe di un GB!! In inglese poi! Ma ad AAI lo sanno che sei cresciuto con la meglio gioventù di Assago?
Comunque, a Soleterre un copy ci farebbe comodo. Ci piacerebbe però che sapesse scrivere un minimo in italiano.
Potrei raccomandarti se JJ ti licenzia. Certo sarebbe una raccomandazione sulla fiducia, ma per gli amici un rischio ogni tanto bisogna essere disposti a correrlo.
p.s.
non farti tentare da quello lì che ti invita in COOPI, è un postaccio, pieno di zanzare e personaggi strani.
baci
Ammetto che questo post ha creato molto movimento critico…apprezzabile. davvero.
Non conosco così bene la realtà di AAI: come consulente in Lentati non ci ho mai lavorato. pertanto non posso, nè sono pronta, ad entrare nel merito della discussione creatasi tra Tiziana e Paolo.
certamente ne avrei da dire sulla trasparenza, di cui peraltro parlavo in un post recente…caso inghilterra contro italia su questo stesso blog. la trasparenza anche per me è uno dei temi su cui dovremmo fare una seria riflessione e avere vere regole e parametri da applicare qui in Italia. quante magagne in meno e quanti smascheramenti! altro che mezze frasi!
comunque anche la trasparenza non è il fulcro del post di Daniele: ma il suo bellissimo CV. complimenti Daniele.
cara Manu eh già, il buon vecchio Fusi è cresciuto molto dai vecchi tempi di Lentati: non lo riconosci più ma ormai è un fundraiser con tutte le carte in regola per lavorare anche ad AAI!
confermo che ha scritto tutto di suo pugno e che l’inglese, seppur con l’aiuto del dizionario, è tutto suo…come copy potrebbe essere bravo…ma il Fusi nasce stratega, non può che continuare su questa strada….per cui: se vuoi metto una buona parola a Tommy! AMREF needs you!
ciao
Ioana
e no! la manu mica la vuoi mandare ad Amref… lo sai che anche io ci stavo pensando!
cmq buone vacanze a tutti… per una settimana si stacca!
Beh dai, direi che il clima del post si è rilassato e questo è un gran bene… ovviamente concordo sullo spostare la discussione sulla trasparenza non per problemi che ne potrebbero derivare ma perchè esistono luoghi più idonei per parlarne… e sopratutto post più “in topic” per farlo… rispetto al topic invece di questo post posso constatare che ha funzionato meglio di Linkedin… mi sono arrivate più proposte di lavoro qui che se avessi aperto una posizione su Monster
tranquilliziamo Giangi però… al momento sono al Cesvi e qui resto… certo il mio contratto non è infinito quindi alla scadenza potrei venire a bussare alla porta di tutti quelli che hanno gentilmente offerto posizioni
grazie ancora a tutti e buone vacanze a chi parte!!!
[...] settimana fa avevo scritto a proposito di una interessante opportunità di lavoro nel nostro settore. Si trattava della [...]