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In questo periodo di crisi sento diversi colleghi che si occupano di corporate fundraising lamentarsi dei risultati che stanno ottenendo…non necessariamente economici, ma anche di attenzione dell’impresa verso tematiche sociali, soprattutto dalle aree delle aziende con cui solitamente si concretizzano le collaborazioni: il marketing, le risorse umane, le relazioni esterne e la comunicazione.
Le aziende pensano ad un marketing più spinto, dove i risultati economici…
…siano più misurabili, o meglio, dove i risultati economici arrivino in tempi stretti: offerte, sconti sull’acquisto di più prodotti, incentivi, insomma, che facciano più gola al consumatore.
In generale penso che definire un accordo scritto con un’azienda sia comunque utile per una ONP per una serie di motivi: mi è capitato più di una volta di incontrare imprenditori molto attivi, anche veramente interessati a “fare del bene”, magicamente scomparsi quando si sono accorti che anche nel “far del bene” ci devono essere delle regole da rispettare: le nostre risorse (umane ed economiche) sono limitate, dobbiamo concentrare i nostri sforzi in modo tale da riuscire ad intervenire fattivamente nei territori dove operiamo, insomma, dobbiamo concentrarci sulla nostra mission. Spero che la mia frase precedente non venga male interpretata: ogni donazione è importante, anche una donazione piccola proveniente da un piccolo negozio o da un piccolo imprenditore, ma i nostri sforzi devono rispecchiare l’impegno aziendale: concordo per esempio sulla necessità di aumentare lo staff di una persona per un periodo ben preciso se ci dovesse essere una mole di lavoro molto grande (per esempio tutte le attività per il Natale) che impatta in modo significativo sulle entrate dell’organizzazione, ma non si possono “disperdere” troppe energie per piccoli progetti, lo reputo anche eticamente scorretto anzi ancora di più una deviazione dalla mission dell’organizzazione.
Tante piccole donazioni, ribadisco, ci devono essere, perché è sano che ci siano (la piramide del donatore) ma devono essere bilanciate da uno sforzo equivalente all’impegno dell’azienda.
E molto spesso gli imprenditori attivi hanno difficoltà a capire questo punto (e mi permetto di fare un commento un po’ cattivo: nella mia esperienza spesso questi personaggi sono poi quelli che più di tutti parlano di organizzazioni che sprecano i soldi dei donatori negli stipendi). Così, quando vengono messi di fronte al nostro modus operandi, si allontanano. In questi casi non ritengo di aver perso un donatore, come potrei invece pensarlo se lavorassi nell’area individual donors, perchè purtroppo ritengo che le logiche “personali (per piccoli imprenditori)” o di marketing dominino nel corporate fundraising.
Per cui chi vuole comunque ottenere dei benefici per la propria impresa (che condivido perché anche chi lavora in azienda deve concentrarsi sulla propria mission e sul suo raggiungimento), ma da anche un valore in più alla collaborazione con una ONP condivide, anzi spesso apprezza, un po’ di rigore e delle sane e coerenti regole.
Anche perché penso che dia idea di professionalità e organizzazione. E ovviamente, per grosse collaborazioni, la consulenza di un buon legale nella stesura di un contratto è sempre un buon investimento.
Ci mette insomma ad un livello un po’ più paritario con le aziende, che spesso, anche se grandi, pensano che durante l’incontro dovranno scandire bene le parole per farsi capire e dovranno utilizzare meno termini inglesi…soprattutto di marketing





Ciao Ioana,
devo ammettere che condivdo quanto da te scritto… non solo per commisurare impeno e risorse ai risutlati (ottenuti o che si possono ottenere) ma anche epr chiarezza, per evitare franintendimenti con gli interlocutori e contemporaneamente dare all’azienda un segno di serietà e sicurezza per esempio in termini di utilizzo dei fondi raccolti (o donati).
Anche perchè il rischio è di essere trattati come dei “volontari” e non come professionisti (o aspiranti tali
)!
direi che è finita (da un bel pò) l’epoca del solo “volemose bbene!” o del “tanto sono un’associazione”
gennaro
Concordo Gennaro, anzi grazie per il tuo interessante contributo! a maggior ragione, in tempi di crisi è necessario ottimizzare le risorse nella giusta direzione e convogliare le professionalità interne all’organizzazione dove esiste un senso, non necessariamente economico per l’ONP. il contratto può essere una buona base di partenza per capire dove e come investire.
a presto,
Ioana