I colleghi spagnoli di AMREF l’altro giorno ci hanno inviato una bellissima case history di Unicef USA.
La campagna, di sensibilizzazione, unisce perfettamente le tecniche del guerrilla campaign con alcuni strumenti della raccolta fondi.
Non potevo non condividerla, anche se probabilmente per molti di voi non sarà una novità.
La campagna si chiama……Dirty Water: New York ha ospitato alcuni distributore di acqua sporca posizionati per strada. Acquistabili a $ 1, potevano essere scelti 8 tipologie di acqua corrispondenti a malattie contraibili consumando acqua non potabile.
Il personale di Unicef proponeva alla gente di acquistare l’acqua, strillando per le strade.
Ovviamente nessuno ha acquistato le bottiglie, ma le donazioni sono piovute…il distributore riceveva donazioni. E chi non aveva a portata di mano una banconota poteva donare via sms.
Senza ombra di dubbio la campagna poteva essere perfetta anche per il face to face.
E ovviamente ha destato l’attenzione di molti media: tv, stampa etc etc.
Questa case history si commenta veramente da sola.
Solo un commento, per deformazione professionale penso che questa campagna possa essere anche auto-sostenibile: è un progetto facilmente finanziabile da aziende del settore water, ma non solo: la campagna è visibile, innovativa, emotivamente coinvolgente. Tutti ingredienti che alle aziende piacciono molto!
Infine, il piccolo portale creato, non viene difficile crederlo, riunisce un campaigning, testimonianze di beneficiari che finalmente possono bere acqua non contaminata, goodwill ambassador che mettono il loro volto per testimoniare a favore della campagna e dell’importanza di sostenerla, e il cerchio si chiude: i ristoranti interessati a promuovere la campagna possono scaricare i materiali on line o richiederli all’organizzazione…
Insomma, una campagna davvero ben fatta, che si presenta da sola. Complimenti al team di lavoro: fosse così difficile o costosa capirei, ma davvero non ci vuole molto per concretizzare un prodotto di fundraising così completo!





Cara Ioana,
qualche anno fa (credo 2005 o 2006) ho visto a Londra una campagna molto simile di “Water Aid” (solita a fare campagne molto belle!).
Se non sbaglio avevano realizzato delle piccole bottiglie con un’etichetta particolare contenenti acqua sporca (tipo quelle che si vedono sul sito (http://www.wateraid.org/uk/get_involved/world_water_day/5327.asp) e, nel giorno della giornata mondiale dell’acqua, avevano allestito diversi stand in varie parti della città di Londra, con volontari che distribuivano quete bottigliette e, ovviamente, raccoglievano donazioni. Era una vera novità per allora!
Nel 2009 hanno fatto un altro bell’evento di campaigning: http://www.wateraid.org/uk/about_us/newsroom/7758.asp
Comunque tutte idee che cercano di presentare la realtà nel modo più concreto possibile!
Grazie mille Federica, anche per i link!
Concordo pienamente con la tua utlima frase: presentare la realtà nel modo più concreto possibile!
in effetti non può essere che un successo (vedi mailing braccialetto di Medici senza Frontiere, o sali reidratanti di Unicef, o busta nera Lega del Filo d’Oro) una campagna che riesce a inglobare diverse componenti – advocay, raccolta fondi per esempio – avvicinando allo stesso tempo il donor, o possibile tale, al progetto.
alla fine se i messaggi delle organizzazioni citate qualche riga più su, continuano ad esistere, è perchè i prodotti di FR funzionano bene. e guarda caso, tutti e tre questi messaggi hanno la stessa caratteristica.
Ioana
[...] soltanto adesso qui. Ma non posso non condividerla: così semplice ed efficace, unisce awareness, [...]