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… è quello che Mal Warwick consiglia di fare alle organizzazioni nonprofit, nell’ultimo numero della sua newsletter.
Ma cosa intende il nostro guru americano esattamente? In un articolo ricco di spunti sul direct marketing, sui suoi possibili sviluppi e sulle strategie più efficaci, Warwick indica alcuni errori, dovuti principalmente a strategie di raccolta fondi “non orientate al donatore” e, fra queste quella della rigidità delle barriere orizzontali sulle diverse “categorie” di donatori.
Le categorie di cui scrive sono quelle per ammontare della donazione che ogni organizzazione utilizza per personalizzare il trattamento dei così detti “grandi donatori”. Benchè Warwick riconosca l’utilità di questa categorizzazione, indica però il rischio, riscontrato anche da me in più casi, che l’eccessiva rigidità di queste categorie porti, paradossalmente, alla mancanza dell’invio di informazioni basilari (per intendersi il bollettino periodico dell’organizzazione o alcuni appelli speciali) proprio a questo fondamentale target.
Come tutti sappiamo la personalizzazione……della comunicazione rende e rende bene nella raccolta fondi, ed è proprio per questo che vengono create, in alcune realtà, delle vere e proprie unit di gestione dei donatori più generosi ai quali generalmente le richieste di contribuzione arrivano in forma orale, via telefono o di persona.
Fare questo è giusto però troppo spesso ci si dimentica che il nostro finanziatore facoltoso non è una persona diversa dal piccolo donatore e se su quest’ultimo pensiamo che abbia senso inviare periodicamente informazioni riguardanti le attività dell’organizzazione, e quindi più o meno direttamente, sull’utilizzo del suo contributo, perchè non riteniamo altrettanto utile farlo sul grande donatore?
Il morale dell’articolo di Warwick comunque è sempre lo stesso: centrare ogni singola azione di raccolta fondi sul donatore. Solo così potremmo aumentare le nostre possibilità di successo ed evitare di incappare in errori che possono costarci tempo e quindi denaro.
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