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Archive for settembre 2007


E’ stato di recente pubblicato da Comscore (società internazionale di ricerche su internet) uno studio che mostra come, nel solo mese di luglio, oltre 133 milioni di americani sul web (circa tre quarti del totale) abbiano guardato video.

Ovviamente visto questi dati Tom Bredford (Charity consultant americano) ha dato il segnale di allerta affinchè anche il settore nonprofit impari a padroneggiare lo strumento in modo da poter condurre efficacemente le proprie campagne di advocacy, di posizionamento ed ovviamente di raccolta fondi.

Va da sè che 133 milioni di persone che guardano video on-line in Italia sono utopia (anche perchè non abbiamo nemmeno 133 milioni di abitanti) ma battute a parte il fenomeno non riguarda solo gli amici a stelle e strisce, è evidente come oramai i video sul web siano diventati largamente diffusi anche sui pubblici meno informatizzati e quindi oltre a guardare a youtube e gli altri con l’ottusità dei nostri media forse è il caso che il settore cominci a chiedersi come usare questo strumento.

Anche perchè non avremo ricerche così precise sul web nel nostro Paese ma una cosa la sappiamo di per certo: gli utenti televisivi calano drammaticamente ogni anno e visto che, per quanto a crescita 0, la nostra Italia non si sta spopolando da qualche parte quelle persone che prima erano fisse davanti alla tv saranno andate e uno dei maggiori sospettati di accogliere i transfughi e proprio il web… e allora che ne dite di andarli a cercare per dargli sostegno?

Ad inizio post una pubblicità Nike per il sociale trovata via Marcelo Iniarra

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fonte: flickr

Si intitola così (ad eccezione del punto di domanda che è una mia licenza) il post del 21 settembre di “Donor Power Blog” e analizza un aspetto molto interessante legato alla raccolta fondi anche qui da noi, ovvero quanto il personale delle onp spesso ottenga migliori risultati, in termini di raccolta fondi, rispetto a noi poveri fundraiser “di ruolo”. Ovviamente le situazioni prese in analisi sono limitate ma danno interessanti spunti per poter strutturare strategie di massimizzazione delle raccolte. L’analisi parte da quando il personale delle onp (ad esempio i cooperanti di una non governativa) si mette in prima persona a parlare con i potenziali donatori della propria esperienza e di come questo, spesso, riesca a riscuotere consensi. I donatori infatti spesso hanno bisogno di “assaggiare il campo” e tramite il personale lo possono fare almeno in parte. I donatori spesso vogliono, nell’accezione più positiva del termine, “cambiare il mondo” ed avere a che fare con chi lo fa ogni giorno direttamente, sicuramente da una motivazione maggiore. Tutto questo significa che i dipartimenti fundraising delle organizzazioni possono chiudere? Non è la mia conclusione ne quella di Jeff Brooks (l’autore del post) che però pone l’attenzione su alcuni punti a mio giudizio molto interessanti:

  1. Se esperienza diretta quella che cercano i nostri donatori, allora diamogliela. Magari mettendo a disposizione in particolari momenti lo staff per rispondere alle curiosità dei nostri sostenitori (farlo on-line ottimizzerebbe i costi e gli eventuali problemi logistici).
  2. Brooks suggerisce anche conference call ma questo trattamento da noi potrebbe risultare un pò complicato anche se non impossibile. Il mio suggerimento è di sostituire questo con la presenza degli operatori negli incontri con i donatori (cene, focus group, incontri con i notai, ecc.).
  3. Incoraggiare gli operatori a tenere un proprio blog, e su questo invece mi trovo d’accordissimo (Terre des Hommes si sta muovendo anche in questa direzione e su Nonprofitblog potete trovare altri esempi italiani)
  4. Inserire contributi degli operatori nella newsletter.

Spero di non avervi spaventato con il titolo ma credo che ora abbiate capito che non intendo suggerire per tutti noi un pre-pensionamento (che con i contratti del settore sarebbe francamente utopico, ma di questo ne parleremo più avanti) semplicemente credo che anche questo dimostri come l’attenzione a tutto quello che accade nell’organizzazione debba rappresentare per il fundraiser uno stimolo per nuove idee e nuove strategie e poi mettersi in dubbio ogni tanto direi che fa solo bene… 😉

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fonte: flikr

I diari di solito parlano al presente e come ho già scritto è come diario che intendo questo mio blog (in effetti il titolo dovrebbe essere autoesplicativo ma ripetersi non fa mai male), ma è nelle mie intenzioni, parlare anche al passato e al futuro…
Al passato perchè spesso, durante gli anni in L&P, ho avuto modo di incontrare e lavorare insieme a molti giovani che si affacciavano alla professione del “raccoglitore di fondi”… un pò spaesati, un pò incerti su come muoversi (come del resto ero anche io) e credo che, raccontando i miei inizi (non che mi senta un professionista arrivato ma almeno i primi passi sono fatti) le persone, interessate ad intraprendere la stessa strada, potrebbero ricavarne utili indicazioni… anche solo per dire: non fa per me!
Al futuro invece, perchè credo che la discussione (ed un blog è sì diario ma anche e forse soprattutto discussione) sul ciò che verrà sia indispensabile per lo sviluppo del fundraising nel nostro paese, immaginare scenari, confrontarsi con le best practice estere e parlarne, ragionare su eventuali test fatti o sui risultati delle operazioni più “innovative” credo possano essere ulteriori motori alla crescita del settore…
Questo post è l’incipit del Manifesto di Diario di un fundraiser, una sorta di guida per capire lo spirito “editoriale” del blog e per permettere ai lettori più attenti di orientarsi in maniera più precisa all’interno di questa mia nuova casa “virtuale”.

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Questo è un piccolo presente per tutte le persone che in questi anni hanno condiviso con me l’ufficio, le fatiche e le gioie di essere fundraiser… grazie a tutti loro e per i visitatori un piccolo spaccato malinconico della realtà di Lentati & Partners, giovani professionisti con una grande passione per il proprio lavoro e tanta, tanta voglia di fare la differenza per le organizzazioni nonprofit.

P.S. per chi non riuscisse a leggere il testo sul video qui può trovarne una versione più “leggera”.

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In effetti…

… sto lavorando sulla creazione di questo blog che verrà lanciato a breve e visto che sono stato drammaticamente scoperto (leggi alla voce: Jambee) dopo poche ora dall’inizio dei lavori credo proprio che sarò obbligato a sbrigarmi… 😉

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font: flickr
Ci sono momenti che pensavi non sarebbero mai arrivati… momenti che ti spingono a guardare indietro, a ripercorrere con la mente la strada che ti ha portato fin qui…
…ed allora trovi volti… espressioni… momenti… e scopri come tutto questo faccia parte di te… di come quelle persone siano strette a te da molto più di semplici legami…
… ti scopri a pensare a come sarà senza di loro e la risposta che ti dai ha sempre in se un senso di vuoto, di malinconia che sai ti farà compagnia ovunque andrai… ma sai anche che quella sensazione non sarà l’unica cosa ad essere con te…
…perchè ogni volta che lo vorrai, chiundendo un attimo gli occhi, allontanadoti dal quotidiano per un istante, potrai rivedere quei volti… quelle espressioni… quei momenti… quelle persone…

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ch_nav.jpg

La scorsa settimana ho avuto la fortuna di partecipare come osservatore ad un focus group con i donatori organizzato da un’organizzazione cliente L&P. Il focus verteva sul testing della creatività di una campagna ma quello di cui vorrei scrivere riguarda la parte preliminare dell’incontro, quella in cui, per conoscersi meglio, i partecipanti sono stati intervistati sulle motivazioni per cui hanno scelto di sostenere l’organizzazione.
I sostenitori/tester avevano diverso grado di istruzione, età diverse, e differenti professioni, l’unico elemento comune era l’aver sostenuto l’organizzazione per almeno 3 anni ed alla domanda: “Perchè finanzi XY?” la risposta più gettonata è stata: “Perchè mi mandano i loro dati di bilancio regolarmente e quindi mi fido.”
Ovviamente qui ho semplificato, avendo ascoltato persone così diverse… …le articolazioni di questa risposta sono state molteplici, però il punto della trasparenza e rendicontazione, di come cioè i soldi donati venivano impiegati, è risultato assolutamente centrale.
Ne aveva parlato Paolo Ferrara tempo fa, rispondendo ad un commento del nostro Francesco Quistelli, su come la trasparenza fosse una leva effettiva per le donazioni ed il trovarsi faccia a faccia con i donatori ha assolutamente confermato questo dato.
Non solo i sostenitori più “attenti” ma anche gli “insospettabili” hanno parlato, con cognizione di causa, di fiducia legata all’impiego delle risorse ed alla sua rendicontazione.
Stiamo assistendo alla trasformazione del “piccolo” donatore in vero e proprio investitore sociale? Penso di sì. Credo che la consapevolezza di investire, parte dei propri risparmi, in una causa sociale tramite la donazione stia crescendo ed il nostro donatore/investitore ormai si attende dei ritorni da questo, non economici, ci mancherebbe, ma è qualcosa che chiede e che se ottiene lo fidelizza maggiormente.
Proprio in questa direzione va Charity Navigator (immagine a inizio post) progetto made in USA che si propone come organo indipendente per il controllo e la rendicontazione delle attività delle organizzazioni nonprofit.
Il portale offre una vera e propria informazione per l’investimento, come normalmente si fa per i titoli quotati in Borsa, ma legata alle associazioni.
Chi sono i virtuosi, chi i “cattivi”, chi è più efficiente e chi, nel corso degli anni è migliorato o peggiorato rispetto ai parametri.
Sicuramente è presto perchè un progetto così prenda piede nel nostro Paese ma credo che a breve i sostenitori chiederanno questo tipo di informazione sempre più spesso e credo anche che, prima ancora che nasca un organo indipendente di “controllo” (Assodonatori potrebbe essere, al momento, il più papabile), siano le organizzazioni stesse a dover migliorare sempre di più i propri standard di rendicontazione per accontentare questa domanda (comunicazioni semplificate, utilizzo dei KPI, ecc.), oltre che in un’ottica di correttezza anche perchè conviene ampiamente alla propria attività di raccolta fondi.

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