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Archive for marzo 2008


source: flickr 

Ciao a tutti!
Innanzi tutto ringrazio Daniele per avermi dato l’occasione di poter scrivere nel suo blog.
Ho riflettuto su cosa scrivere nel mio primo post ed alla fine ho deciso di non parlare di case history o analisi di strumenti di mktg ma di un mia riflessione .

Questo oltre che per presentarmi nella mia “umanità” anche per rispettare la filosofia di questo blog: provocare discussioni fra fundraiser.
Vorrei ora partire da una considerazione che mi accompagna sin dai primi giorni in cui ho iniziato l’attività di fundraiser, rappresentata da quel classico contrasto fra idea-azione-esperienza; dalla relazione fra l’ideale puro di un pensiero “vergine” e idealizzante del non-profit ed un’esperienza che ne viola a tratti l’illibatezza.

Partirei da due riflessioni:

1. la definizione del marketing sociale di Kotler :

<<l’utilizzo delle strategie e delle tecniche del marketing per influenzare un gruppo target ad accettare, modificare o abbandonare… (altro…)

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source: flickr

Welcome back on fundraiser’s diary, as you can see many fundraisers joined our community and they are all italian speaker… for this reason i’m going to change my mind about posting in english…

Fundraiser’s diary changed very fast, it start as a diary of a single fundraiser, than a diary of two fundraisers coming from consulting and going to NGO and now became a space where every fundraiser that want to share his or her experience could write.

Can I immagine this when I started?
Maybe, or maybe not… fundraiser’s diary was an experiment, a way to keep alive the experience of lentatiblog (the blog where I write when I was a consultant) I didn’t think a lot when I opened my worldpress account (as you can see from the url) I just start writing and probably I made a mistake… in few months I canghed the language because the issue that I deal with are too higth for italian fundraising market after few weeks I recruited Ioana as blog partner (and she decide to write in italian) and then we decided to transform FRD into a community.

If, seven months ago, I stopped my rush for few moments and think about what I want to do maybe today I’m not anouncing the umpteenth change (the come back to italian).
This is an exaple of how not to do a plan… rush and lack of vision.
The answer of the post title in this case is “NO” but in the next post I’m going to analyze how a plan can change things in fundraising sector and inside fundraising unit, and lets see if in this other case the answer will change.

See ya my english readers if you are lucky very soon I change my mind another time and I come back to write in english 🙂 and for the italian ones: mi dispiace ma, d’ora in poi, non avrete più scuse per non leggere i miei post fino alla fine 😉

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Buongiorno a tutti, eccomi al mio primo post su questo blog…

Prima di entrare nel vivo penso sia il caso di fare una veloce presentazione per raccontarvi un po chi sono, cosa ho fatto, cosa faccio e cosa farò. La mia esperienza nel fundraising nasce due anni fa con l’inizio della mia collaborazione con Lentati & Partners (ebbene anch’io sono un’ex lentatiana), una pischella appena uscita dalla scuola, con poche idee e anche confuse sul proprio futuro. Nei due anni in cui ho lavorato come account ho avuto modo di conoscere e approfondire temi che mi hanno appasionato, in un’ottica interessante e soprattutto motivante. Piano piano lo spirito critico e la voglia di stare in prima linea mi hanno spinto a fare scelte diverse, il mio obiettivo di riuscire a coniugare la passione per la comunicazione e per tutto ciò che ne gravita attorno al tema della raccolta fondi e del sociale mi ha portata a lasciare il lavoro in un’agenzia di consulenza per schierarmi dall’altra parte.

Per farla breve eccomi ad oggi, a due giorni dall’inizio di un nuovo capitolo presso un’associazione non profit di Milano nel ruolo di responsabile della comunicazione. La realtà in questione è Progetto Itaca, associazione da molti anni attiva sul territorio nella sensibilizzazione e cura di patologie e disagi psichici. Che emozione!!! Finalmente alla prova su un territorio cosi vasto e cosi pieno di cose da scoprire…beh…questa sono io!

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Il kiss related marketing, noto anche come marketing sentimentale, è stato teorizzato da Philip Kotler nel 1967 in contemporaenea con l’uscita del singolo dei Pooh Piccola Katy.

Può definirsi come l’infimo utilizzo di strategie e tecniche di marketing per influenzare i sentimenti e le emozioni di una o più ragazze. Il marketing sentimentale trova le proprie radici in molteplici discipline (es. la psicologia, la sociologia, l’antropologia, il corteggiamento, l’abbordaggio, il Drive In etcc). Nella realizzazione pratica di progetti di marketing sentimentale, l’utilizzo integrato di molteplici leve (muscoli, fiori, occhi dolci,pietismo, idiozia) crea opportunità concrete affinché le ragazze scelgano in modo responsabile e consapevole comportamenti favorevoli ai ragazzi.

Ad inizio post proponiamo una recente case history: uno spot realizzato in occasione dell’8 marzo dalla componente maschile del Cesvi, Ong italiana basata a Bergamo e nota per l’approccio organico al kiss related marketing.

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fonte: flickr 

Ho passato circa una settimana a riflettere su cosa scrivere; ho letto, cercato, e poi alla fine mi sono detta: perché, nel primo post su Fundraiser’s Diary, non parlare dell’esperienza finora fatta, utile anche a me per tirare le fila di questo primo passo nel terzo settore?
Perché no? La consulenza è molto intensa e insegna e fa crescere professionalmente in fretta e sempre di più – se lo vuoi: ti “obbliga” (a chi si mette davvero in gioco) a ragionare sempre in multi tasking: ogni consulente / account / quello che preferisci si trova a dover gestire più associazioni clienti e per ogni associazione, molto spesso, più progetti. E oltre ad associazioni spesso gestisce e lavora anche con aziende, per definire con loro delle partnership con il mondo del non profit.
In questi anni ho lavorato con molte organizzazioni, di piccole, medie e grandi dimensioni: senza voler far torto a nessuno, ma solo per citarne alcune Unicef, Amref, Cesvi, LILT tra le più conosciute e Archivio Diaristico Nazionale, Associazione Cardinal Ferrari e Cooperativa Pandora tra le più piccole e fortemente territoriali.
Non sto ad entrare nel dettaglio dei progetti realizzati: in questa sede vorrei parlare… (altro…)

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