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Archive for the ‘Last posts in Lentati’ Category

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La scorsa settimana ho avuto la fortuna di partecipare come osservatore ad un focus group con i donatori organizzato da un’organizzazione cliente L&P. Il focus verteva sul testing della creatività di una campagna ma quello di cui vorrei scrivere riguarda la parte preliminare dell’incontro, quella in cui, per conoscersi meglio, i partecipanti sono stati intervistati sulle motivazioni per cui hanno scelto di sostenere l’organizzazione.
I sostenitori/tester avevano diverso grado di istruzione, età diverse, e differenti professioni, l’unico elemento comune era l’aver sostenuto l’organizzazione per almeno 3 anni ed alla domanda: “Perchè finanzi XY?” la risposta più gettonata è stata: “Perchè mi mandano i loro dati di bilancio regolarmente e quindi mi fido.”
Ovviamente qui ho semplificato, avendo ascoltato persone così diverse… …le articolazioni di questa risposta sono state molteplici, però il punto della trasparenza e rendicontazione, di come cioè i soldi donati venivano impiegati, è risultato assolutamente centrale.
Ne aveva parlato Paolo Ferrara tempo fa, rispondendo ad un commento del nostro Francesco Quistelli, su come la trasparenza fosse una leva effettiva per le donazioni ed il trovarsi faccia a faccia con i donatori ha assolutamente confermato questo dato.
Non solo i sostenitori più “attenti” ma anche gli “insospettabili” hanno parlato, con cognizione di causa, di fiducia legata all’impiego delle risorse ed alla sua rendicontazione.
Stiamo assistendo alla trasformazione del “piccolo” donatore in vero e proprio investitore sociale? Penso di sì. Credo che la consapevolezza di investire, parte dei propri risparmi, in una causa sociale tramite la donazione stia crescendo ed il nostro donatore/investitore ormai si attende dei ritorni da questo, non economici, ci mancherebbe, ma è qualcosa che chiede e che se ottiene lo fidelizza maggiormente.
Proprio in questa direzione va Charity Navigator (immagine a inizio post) progetto made in USA che si propone come organo indipendente per il controllo e la rendicontazione delle attività delle organizzazioni nonprofit.
Il portale offre una vera e propria informazione per l’investimento, come normalmente si fa per i titoli quotati in Borsa, ma legata alle associazioni.
Chi sono i virtuosi, chi i “cattivi”, chi è più efficiente e chi, nel corso degli anni è migliorato o peggiorato rispetto ai parametri.
Sicuramente è presto perchè un progetto così prenda piede nel nostro Paese ma credo che a breve i sostenitori chiederanno questo tipo di informazione sempre più spesso e credo anche che, prima ancora che nasca un organo indipendente di “controllo” (Assodonatori potrebbe essere, al momento, il più papabile), siano le organizzazioni stesse a dover migliorare sempre di più i propri standard di rendicontazione per accontentare questa domanda (comunicazioni semplificate, utilizzo dei KPI, ecc.), oltre che in un’ottica di correttezza anche perchè conviene ampiamente alla propria attività di raccolta fondi.

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Fonte flickr

… è quello che Mal Warwick consiglia di fare alle organizzazioni nonprofit, nell’ultimo numero della sua newsletter.
Ma cosa intende il nostro guru americano esattamente? In un articolo ricco di spunti sul direct marketing, sui suoi possibili sviluppi e sulle strategie più efficaci, Warwick indica alcuni errori, dovuti principalmente a strategie di raccolta fondi “non orientate al donatore” e, fra queste quella della rigidità delle barriere orizzontali sulle diverse “categorie” di donatori.
Le categorie di cui scrive sono quelle per ammontare della donazione che ogni organizzazione utilizza per personalizzare il trattamento dei così detti “grandi donatori”. Benchè Warwick riconosca l’utilità di questa categorizzazione, indica però il rischio, riscontrato anche da me in più casi, che l’eccessiva rigidità di queste categorie porti, paradossalmente, alla mancanza dell’invio di informazioni basilari (per intendersi il bollettino periodico dell’organizzazione o alcuni appelli speciali) proprio a questo fondamentale target.
Come tutti sappiamo la personalizzazione……della comunicazione rende e rende bene nella raccolta fondi, ed è proprio per questo che vengono create, in alcune realtà, delle vere e proprie unit di gestione dei donatori più generosi ai quali generalmente le richieste di contribuzione arrivano in forma orale, via telefono o di persona.
Fare questo è giusto però troppo spesso ci si dimentica che il nostro finanziatore facoltoso non è una persona diversa dal piccolo donatore e se su quest’ultimo pensiamo che abbia senso inviare periodicamente informazioni riguardanti le attività dell’organizzazione, e quindi più o meno direttamente, sull’utilizzo del suo contributo, perchè non riteniamo altrettanto utile farlo sul grande donatore?
Il morale dell’articolo di Warwick comunque è sempre lo stesso: centrare ogni singola azione di raccolta fondi sul donatore. Solo così potremmo aumentare le nostre possibilità di successo ed evitare di incappare in errori che possono costarci tempo e quindi denaro.

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Che Paolo Ferrara conoscesse la materia, (social networking, fundraising 2.0 e web 2.0) non lo scopriamo certo ora, ma che la sapesse applicare così bene è stata una piacevole conferma di come lo studio e l’esperienza sul campo facciano sempre la differenza nel mondo della raccolta fondi.
L’operazione lanciata da Terre des Hommes con il sito www.iosonopresente.it è davvero un bel esempio di web 2.0 per una causa sociale (in questo caso l’accesso all’istruzione primaria).
C’è il protagonismo dell’utente, che può inserire la propria foto dichiarando il proprio sostegno alla causa, ci sono i tool virali (non me ne voglia Paolo un pò nascosti) e soprattutto c’è la raccolta fondi! E non solo tramite SMS, ma la richiesta di sostegno anche economico, viene veicolata via mail dal sistema in automatico non appena l’utente conclude la procedura di registrazione… so che in teoria questo dovrebbe avvenire sempre ma purtroppo l’esperienza ci insegna che in molti siti di organizzazioni questo semplice sistema non viene utilizato… sistema che se anche non produce conversion altissime (la percentuale di utenti che dopo aver inserito la propria foto poi dona a TdH) è il primo passo per instaurare una relazione con il nostro utente (che ci ha fatto il “regalo” della sua e-mail) e ci permetterà in futuro di lavorare per farlo diventare nostro donatore.
Detto ciò torno a fare ancora una volta i miei complimenti a Paolo e a tutto lo staff di TdH per l’iniziativa e speriamo che questa dia spunti ad altre organizzazioni per attivarsi in maniera un pò più ragionata anche sul web.

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