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Le pagelle 2009

Le pagelle 2009

fonte: flickr

L’ho promesso, ed eccomi qui a parlare di Festival del Fundraising 2009 a pochi giorni dalla chiusura.
Visto però che in tanti (Ioana, Francesco Q, Paolo, Virginia, Alberto, Francesco S., Emma, Natascia, Raffaele e naturalmente Valerio) lo hanno già fatto indicando in pratica tutto quello che avrei voluto dire ho pensato di fare un rapido sunto di tutto quello che ritengo essere interessante ribadire utilizzando la formula, cara a Ziliani e nota a tutti gli amanti di calcio, delle Pagelle! 🙂

E allora cominciamo: (altro…)

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source: flickr

C’è grossa crisi…” diceva così il profeta di “Quelo” in una fortunata parodia creata da Corrado Guzzanti, parodia dei profeti di sventura, pseudo santoni in grado di dare risposte (spesso scontate) a chi è nel panico più totale.

Ed il panico mi pare stia prendendo anche una parte del nostro amato settore nonprofit…
“Crisi delle donazioni”, “Terzo settore: è allarme donazioni” e chi più ne ha più ne metta, sono solo alcuni titoli apparsi sui giornali negli ultimi mesi. Se n’è parlato anche on-line, per fortuna, con toni molto meno allarmistici e molto più ponderati… lo hanno fatto Francesco Quistelli, per primo, qui, Ioana Fumagalli su Fundraisers’ diary e Valerio Melandri qui.

Pur condividendo lo spirito di questi tre ultimi post citati, ho sentito comunque il bisogno di dire la mia, stimolato anche da numerose richieste di commenti sul tema (l’ultima in ordine di arrivo sarà la partecipazione, venerdì prossimo, al dibattito “Vendere le donazioni: un paradosso? Nuove strategie per nuove sfide” durante “Fa la cosa giusta” con Giorgio Fiorentini a Milano).

La crisi c’è la crisi non c’è, partirei dal presupposto che per esserci c’è ma che, come quasi tutte le crisi, fa distinzioni, ovvero non colpisce e non lo fa nello nello stesso modo, tutte le organizzazioni.
Primo punto: le crisi, oltre a fare danni, fanno anche selezione ovvero i player che meglio sanno muoversi o che meglio hanno saputo farlo nel passato vengono “premiati” a scapito di chi non è stato in grado di fare questo.
Un esempio su tutti, … (altro…)

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fonte: Daniele Fusi (se volete usatela pure)

Ho letto con molta curiosità ed interesse un post del collega Jacopo B. Gazzola sul suo blog che parlava delle difficoltà che incontrano i giovani che si affacciano alla professione di fundraiser in Italia. Il post si sofferma, giustamente, sugli aspetti retributivi, se così si possono definire 300 euro ad andar bene di rimborso spese, e sulla scarsa cultura delle organizzazioni, soprattutto le più piccole e poco strutturate, nel campo della raccolta fondi. Avevo accennato dell’argomento in un precedente post avendo visto in questi anni molti giovani passare per Lentati & Partners alla ricerca di un posto in questo nostro mondo.
Per rincuorare loro ed i molti che vorrebbero intraprendere questa professione vorrei scrivere due parole e dare un esempio concreto di come questo sia un mercato aperto ed in crescita. Anche io ho cominciato con uno stage, anche io ho guadagnato per parecchio tempo cifre non certo paragonabili a quelle dei miei “pari grado” nel profit (questo punto in realtà a tutt’oggi non si è risolto, per quanto il divario si sia assottigliato) eppure con tanto lavoro e tanta passione credo di poter dire di avercela fatta.
Certo c’è voluto tempo però oggi (in realtà da un pò di tempo) vivo del mio lavoro, ho una casa (piccola, con un mutuo, in una zona non certo centrale di Milano ma a me basta) e, per quanto non mi permetta grosse spese, credo di avere un livello di vita soddisfacente. Sono stato fortunato? Forse sì, almeno in parte, ma credo che lo spirito di sacrificio abbia fatto davvero la differenza. Quello ed il fatto che passato il grosso scoglio dell’inserimento nel mercato, fatta la doverosa “gavetta” (pessimo termine ma almeno ci capiamo) le occasioni ci sono. Da qualche tempo è normale che mi arrivino almeno un paio di proposte l’anno di organizzazioni che cercano fundraiser, non tutte sono allettanti, chiariamoci, e magari più avanti vi racconterò le più divertenti, però arrivano. Non credo di essere un fenomeno, un fuoriclasse del fundraising, semplicemente ho lavorato tanto ed ho studiato e soprattutto ho resistito hai momenti di sconforto in cui anche un posto da portiere di notte o da vice-direttore di cinema sembravano più allettanti del mio lavoro. Queste erano le due parole, l’esempio concreto, se avete avuto la pazienza di seguirmi in questa mia digressione lo troverete fra poche righe. Si tratta di un offerta di lavoro che sono lieto di pubblicare su richiesta dell’amica e collega Ilaria Lenzi. La posizione è quella di Responsabile Raccolta Fondi se pensate di avere le carte in regola e vi piace la Toscana provate ad applicare chissà mai che “Diario di un Fundraiser” vi porti fortuna:

“Ucodep, organizzazione non governativa italiana, senza fini di lucro, che dal 1976 lavora a livello nazionale e internazionale per costruire un mondo a dimensione umana, in cui tutte le persone e i popoli siano capaci e protagonisti di costruirsi un proprio futuro e di soddisfare i propri bisogni di base, ricerca un:
Responsabile Attività di Raccolta Fondi verso privati
La figura ricercata è quella che dovrà, in modo coerente agli indirizzi della Direzione di Ucodep, definire, indirizzare e assicurare l’implementazione delle attività e il raggiungimento dei risultati attesi dell’Ufficio Raccolta Fondi di Ucodep.
Sede di lavoro: Arezzo
Periodo: Un anno rinnovabile, a partire dal 1° gennaio 2008. Primi tre mesi di prova.
Ultima data per la presentazione della domanda: 31 Ottobre 2007. Inviare lettera di motivazione e cv, come da modello su www.ucodep.org , all’indirizzo e-mail : comunicazione@ucodep.org .
Il curriculum deve essere compilato sul modello scaricabile qui e accompagnato da lettera motivazionale.
I candidati selezionati saranno invitati ad un colloquio che si svolgerà ad Arezzo, presso la sede dell’associazione, tra il 15 e il 22 novembre 2007.
I candidati che risulteranno idonei saranno invitati a un secondo colloquio che si terrà il 06 dicembre 2007.”

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