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Aula Magna FFR 2008

Aula Magna FFR 2008

Fonte: flickr

Mancano 2 giorni al Festival del Fundraising 2009, la seconda edizione dell’iniziativa che ha scombinato, lo scorso anno, ogni equilibrio nel settore ponendosi come “L’evento” annuale sulla raccolta fondi.
I dati di questa edizione sono impressionanti, si parla di un aumento delle presenze del 50% (450 persone contro le 300 dello scorso anno) a dimostrazione di quanto la nostra professione cresca ed interessi sempre di più… insomma Melandri lo scorso anno ha rischiato e parecchio, ci ha rispovato nel 2009 e per il secondo anno sembra che si possa dire che abbia vinto la sua scommessa.

Ma questo post non è concepito per incensare l’ottimo Valerio, per quello, se lo meriterà, ne scriverò uno dopo la conclusione dell’evento 😉 … questo post vuole essere un racconto… (altro…)

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Qualche settimana fa avevo scritto a proposito di una interessante opportunità di lavoro nel nostro settore. Si trattava della ricerca da parte di Action Aid Italia del nuovo direttore raccolta fondi, la persona che avrebbe dovuto sostituire la bravissima Roberta Capella.
Il post è stato molto commentato e polemica a parte, scatenata dalla vulcanica Tiziana, uno dei temi che aveva suscitato maggiore attenzione era quello dell’età (ipotizzata alta) che il nuovo responsabile avrebbe avuto. Beh chi ha pensato questo si sbagliava e non poco.

Action Aid ha scelto e ha scelto un giovane vero!
Non un giovane come si dice nel nostro Paese… (altro…)

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Happy 2008 fundraiser!

To begin the new year I decided to tap a fairly controversial issue on which, as always, I ask your opinion.
The fundraising advice: what is it, which services includes , how it is paid. A short simple theme… let’s start from this post inspiration that comes from Jacopo Gazzola’s blog.

Jacopo show an example of advice for a small organization that wants to raise funds and analysed varoious problems (contract, salary, opportunity, etc.) that may arise in the relationship…. (altro…)

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Inizialmente questo post era intitolato: Fundraising: comunicazione o marketing? Ma discutendo con amici/colleghi mi sono reso conto che posta così non centrava l’argomento che avrei voluto trattare. Infatti le persone con cui ho discusso hanno risposto, tolte le piccole sfumature, allo stesso modo dicendo che il fundraising è entrambe le cose.
Così ho pensato di esplicitare un pò meglio la questione.
Premesso che sicuramente il fundraising tocca ampiamente… (altro…)

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Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crollo vertiginoso nelle percentuali di redemption dei messaggi di direct mailing in acquisizione. Il direct è passato dall’essere il primo investimento per la crescita e lo sviluppo del fundraising di un’organizzazione a strumento d’elite utilizzato solo da chi ha grossi budget ed un ampia base donatori.

Più volte si è provato a diagnosticare la causa della “malattia” e le risposte più quotate sono andate dalla saturazione del mercato all’esaurimento delle liste affittate dai diversi fornitori, passando per la mancata consegna da parte delle poste dei messaggi (questa motivazione viene ripetuta ciclicamente nel nostro Paese da ben prima che avvenisse il sopra citato crollo e quindi per ora non la prenderemo in considerazione).

La diagnosi “mercato saturo” è, a mio parere, poco probabile soprattutto se ci confrontiamo con altre nazioni dove si è iniziato molto prima ad utilizzare questo strumento e dove le percentuali di risposta, per quanto calate, continuano ad essere accettabili. Altro motivo, per cui… (altro…)

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La scorsa settimana ho avuto la fortuna di partecipare come osservatore ad un focus group con i donatori organizzato da un’organizzazione cliente L&P. Il focus verteva sul testing della creatività di una campagna ma quello di cui vorrei scrivere riguarda la parte preliminare dell’incontro, quella in cui, per conoscersi meglio, i partecipanti sono stati intervistati sulle motivazioni per cui hanno scelto di sostenere l’organizzazione.
I sostenitori/tester avevano diverso grado di istruzione, età diverse, e differenti professioni, l’unico elemento comune era l’aver sostenuto l’organizzazione per almeno 3 anni ed alla domanda: “Perchè finanzi XY?” la risposta più gettonata è stata: “Perchè mi mandano i loro dati di bilancio regolarmente e quindi mi fido.”
Ovviamente qui ho semplificato, avendo ascoltato persone così diverse… …le articolazioni di questa risposta sono state molteplici, però il punto della trasparenza e rendicontazione, di come cioè i soldi donati venivano impiegati, è risultato assolutamente centrale.
Ne aveva parlato Paolo Ferrara tempo fa, rispondendo ad un commento del nostro Francesco Quistelli, su come la trasparenza fosse una leva effettiva per le donazioni ed il trovarsi faccia a faccia con i donatori ha assolutamente confermato questo dato.
Non solo i sostenitori più “attenti” ma anche gli “insospettabili” hanno parlato, con cognizione di causa, di fiducia legata all’impiego delle risorse ed alla sua rendicontazione.
Stiamo assistendo alla trasformazione del “piccolo” donatore in vero e proprio investitore sociale? Penso di sì. Credo che la consapevolezza di investire, parte dei propri risparmi, in una causa sociale tramite la donazione stia crescendo ed il nostro donatore/investitore ormai si attende dei ritorni da questo, non economici, ci mancherebbe, ma è qualcosa che chiede e che se ottiene lo fidelizza maggiormente.
Proprio in questa direzione va Charity Navigator (immagine a inizio post) progetto made in USA che si propone come organo indipendente per il controllo e la rendicontazione delle attività delle organizzazioni nonprofit.
Il portale offre una vera e propria informazione per l’investimento, come normalmente si fa per i titoli quotati in Borsa, ma legata alle associazioni.
Chi sono i virtuosi, chi i “cattivi”, chi è più efficiente e chi, nel corso degli anni è migliorato o peggiorato rispetto ai parametri.
Sicuramente è presto perchè un progetto così prenda piede nel nostro Paese ma credo che a breve i sostenitori chiederanno questo tipo di informazione sempre più spesso e credo anche che, prima ancora che nasca un organo indipendente di “controllo” (Assodonatori potrebbe essere, al momento, il più papabile), siano le organizzazioni stesse a dover migliorare sempre di più i propri standard di rendicontazione per accontentare questa domanda (comunicazioni semplificate, utilizzo dei KPI, ecc.), oltre che in un’ottica di correttezza anche perchè conviene ampiamente alla propria attività di raccolta fondi.

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