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Inizialmente questo post era intitolato: Fundraising: comunicazione o marketing? Ma discutendo con amici/colleghi mi sono reso conto che posta così non centrava l’argomento che avrei voluto trattare. Infatti le persone con cui ho discusso hanno risposto, tolte le piccole sfumature, allo stesso modo dicendo che il fundraising è entrambe le cose.
Così ho pensato di esplicitare un pò meglio la questione.
Premesso che sicuramente il fundraising tocca ampiamente… (altro…)

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Premessa, che non fa mai male: Questo post non intende mettere in discussione il sostegno a distanza come modalità di cooperazione, non è il mio ambito, ne giudicarne la reale efficacia sul campo, ho un opinione ma non essendo un esperto la tengo per me.

Passiamo ora a che cos’è questo post: è un tentativo di ragionare su quanto il SAD sia uno strumento di raccolta fondi redditizio.
E già sento i meno esperti di voi dire: “certo che è redditizio!
Fa acquisire molte anagrafiche, ha percentuali di risposta in continuo aumento, è un “prodotto” di raccolta fondi ideale”. Tutto questo è assolutamente vero, anzi di più è, come direbbe il professore, un fatto, ma… (altro…)

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…non esiste. Forse non è mai esistita, forse ci sono stati momenti nel passato dove uno strumento è sembrato essere LA soluzione ma fatto sta che al momento non ci sono “ricette vincenti”, strumenti eccezionali, stategie certe.
C’è quello che esiste in tutti i mercati “maturi”. Il lavoro, tanto lavoro. Il padroneggiare le tecniche e l’avanzare a piccoli passi, per lo meno come norma.
Nulla vieta di innovare, anzi, ma nel farlo bisogna sempre ricordarsi che le probabilità che l’operazione a cui stiamo lavorando sarà la più redditizia di sempre nell’universo del fundraising, sono contro di noi.
Gli innovatori veri sono pochi, pochissimi e generalmente non si ripetono mai (se vi state chiedendo: “ma io sono un innovatore?” la risposta più probabile è “NO”).
Se sono dei fenomeni capitalizzano il valore della loro idea a tal punto da poter vivere comodamente anche quando la situazione andrà normalizzandosi, ovvero quando altri, molti, tutti, andranno ad utilizzare la sua innovazione facendo piccole modifiche sino a saturare il mercato.
E’ successo con il direct mailing. 25 anni fa era più semplice, quasi automatico ottenere redemption alte e pianificare strategie a 5 anni, addirittura ci si poteva concentrare solo sul copy di una lettera perchè tanto le liste erano buone ma ora non è così.
E’ stato il momento del direct e-mailing in cui bastava inviare messaggi semplici per convertirli in donazioni a costi bassissimi ed ora naturalmente non è più così. Forse oggi vediamo l’SMS incorrere nello stesso destino, con campagne sempre più frequenti da parte di numerosissimi soggetti, praticamente tutto l’anno, che ovviamente hanno risultati sempre più scadenti.
Questo significa che questi strumenti non funzionano più e sono da buttare? Assolutamente no. Significa che a fare la differenza sono sempre la fatica, il lavoro, la determinazione, lo studio e la perseveranza. Significa che, come scrivevo ad un amico ieri, solo Harry Potter ha la bacchetta magica, a noi poveri fundraiser babbani tocca ragionare sui piccoli passi, sulle nicchie di espansione ancora intatte e su come raggiungerle, sulla ritaratura strategica costante, sul contenimento dei costi e sulla massimizzazione delle raccolte e solo dopo l’orario canonico d’ufficio, quando abbiamo fatto tutto questo, quando abbiamo momentaneamente esaurito la scorta di libri ordinati dall’estero e letto tutti i blog conosciuti sui nostri argomenti, ci possiamo permettere di immaginarci come gli Steve Jobs del nonprofit e pensare a come sconvolgere il settore… lo ammetto lo faccio anche io ed è divertente e vi assicuro che se trovassi la bacchetta magica sareste i primi a saperlo… ma nel frattempo, torno al lavoro 😉

nella foto: beato lui!

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